Ecco cosa si intende per INSONNIA.

 

Il termine insonnia indica un fenomeno soggettivo, perché ogni persona ne ha una percezione individuale. Alcuni trovano naturale dormire 3 o 4 ore per notte: sono i cosiddetti dormitori brevi, che dormono meno del 75% delle ore di sonno necessarie ai loro coetanei.
Per i dormitori lunghi invece, 9 ore di sonno sono il minimo necessario per sentirsi in forma. Secondo il profilo psicologico tracciato da un ipnologo americano, i dormitori brevi sono persone efficienti, ambiziose, conformiste, sicure di sé e poco apprensive. I dormitori lunghi sono meno soddisfatti di sé, più critici, apprensivi, leggermente depressi, ma spesso dotati di creatività e senso artistico. In linea teorica, l’ottimale si colloca, per un adulto, attorno alle 7-8 ore di sonno.

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Che cos’è l’insonnia
Si può definire ‘insonne’ una persona che ha difficoltà ad addormentarsi o che non riesce a dormire quanto, e soprattutto come, vorrebbe.
L’insonnia infatti si manifesta non soltanto come difficoltà ad addormentarsi in presenza di un bisogno fisiologico di sonno; molto spesso una persona si autodefìnisce ‘insonne’ quando percepisce il suo sonno come insoddisfacente, con una conseguente spossatezza costante accompagnata da stati di ansietà.
Statisticamente, l’insonnia presenta nel corso della vita un andamento ondulatorio:
• tra i 20 e i 40 anni il disturbo sembra affliggere prevalentemente le donne, specie se sposate e casalinghe, con una percentuale del 23,1% contro il 14,7% della popolazione maschile;
• intorno ai 45 anni, il numero degli insonni si attesta sul 20% in entrambi i sessi;
• verso i 55 anni, le insonnie femminili registrano un’impennata, con valori attorno al 40%, mentre quelle maschili salgono ai 30% intorno ai 60 anni.
Si può dunque ritenere che l’insonnia femminile abbia un picco in corrispondenza della menopausa, e quella maschile aumenti in concomitanza, con l’età del pensionamento, due eventi che possono instaurare uno stato psicologico di ‘lutto’ a causa della perdita ‘di ruolo’ o della perdita di identità personale.

La quantità e la qualità del sonno
La quantità di sonno necessario varia con il variare dell’età, e differisce da un soggetto all’altro. In genere, è massima nelle prime fasi della vita e decresce con l’avanzare degli anni, fino ad attestarsi su una media di 7-8 ore concentrate in un singolo periodo della notte.
Più che la durata complessiva, tuttavia, ciò che conta è la qualità del sonno, che è strettamente correlata alla possibilità di attraversare tutte le sue fasi e i suoi stadi. Particolarmente importante è una corretta alternanza delle fasi di sonno REM e non REM, che sono complementari e si alternano ciclicamente 4-5 volte per notte. Ogni ciclo di sonno REM e non REM dura dai 70 ai 150 minuti, e costituisce un’unità del sonno che deve essere vissuta interamente per garantire una sensazione di riposo.
L’insonnia è transitoria quando si prolunga per pochi giorni, mentre è definita cronica quando perdura per settimane, mesi o anni. In realtà, l’insonnia cronica, ossia la difficoltà a dormire ogni notte per anni, è un fenomeno estremamente raro.
Il persistente disturbo del sonno interferisce notevolmente con il benessere psicofisico della persona: non solo è debilitante, ma può essere anche dannoso e va quindi affrontato seriamente.
Alcune persone, pur affermando di dormire un numero sufficiente di ore, lamentano al risveglio una persistente stanchezza, come se non avessero dormito abbastanza: sono i cattivi dormitori.
Gli studi condotti sull’argomento hanno dimostrato che questi individui presentano alterazioni: temperatura corporea più elevata della norma, frequenza cardiaca più alta, maggior numero di movimenti corporei e di vasocostrizioni periferiche.
Bisogna ricordare che l’insonnia è un sintomo e non una malattia, e in quanto tale rimanda sempre a un problema sottostante, che può essere di ordine psichico o fisico.

La melatonina: un ormone da usare con cautela

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L’uso della melatonina nei disturbi del sonno risale agli anni Novanta, a seguito delle ricerche svolte negli Stati Uniti sulle possibilità di utilizzare come sonnifero la sua capacità di regolare i ritmi circadiani.
La melatonina è un ormone, secreto dalla ghiandola pineale del cervello, che ha il ruolo di preparare il corpo al riposo notturno.
Il segnale d’innesco del processo è dato dal buio: non appena la luce diurna scompare, la ghiandola pineale comincia a secernere l’ormone, che entra in circolo e fa scattare l’orologio biologico interno al cervello sulla posizione sonno. Abbondante nei bambini, la quantità di ormone secreta decresce con l’età, e questo ha fatto sospettare il suo coinvolgimento nei processi d’invecchiamento.
Però sembra che la melatonina sia rischiosa per chi soffre di disturbi cardiovascolari, dato che tende a contrarre i vasi sanguigni. Va inoltre evitata assolutamente in presenza di stati depressivi e nei bambini, che ne producono già in abbondanza.
Oltre che nelle sindromi da jet lag, la melatonina viene utilizzata per riallineare l”orologio biologico’ nei turisti e in chi soffre di insonnia temporanea, a piccole dosi e per brevi periodi. Poiché la luce ne annulla gli effetti, quando si assume melatonina non bisogna esporsi a fonti luminose di alcun tipo, nemmeno alla luce artificiale dell’illuminazione domestica.

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